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Descrizione
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COSA VEDERE A BARLETTA – VILLA BONELLI

La villa Bonelli è un bene artistico e storico situato in una zona semi-periferica della città di Barletta; costituito da un esteso giardino di circa 2,4 ettari, e da un edificio di gran pregio con importantissime testimonianze artistiche al suo interno, coincidente con la dimora di campagna della nobile famiglia Bonelli di Barletta. Il complesso risale ad un’epoca compresa tra la fine del ‘700 e la seconda metà dell’800. La Villa ha dato il nome al quartiere in cui è situata: Borgovilla.

Lo storico parco e l’edificio che esso contiene sono oggi decontestualizzati ma, ciononostante, il bene si è conservato sostanzialmente integro.

La Villa dei signori Bonelli entra nella storia della città alla fine del XVIII secolo con l’acquisto della proprietà da parte dei signori Bonelli. La Villa, dapprima chiamata “Torre” o “Casino” e che veniva utilizzata durante il periodo di vendemmia, dopo aver subito alcuni primi interventi architettonici, venne successivamente utilizzata come luogo di brevi soggiorni di villeggiatura. Tra ‘700 e ‘800 la Villa subì alcuni cambiamenti dal punto di vista architettonico, in linea con l’evoluzione urbanistica della città e del ruolo della villa stessa.

In generale si possono ancora riconoscere almeno tre fasi costruttive: la prima, identificata come “Torre” originaria, che si pone al centro dell’edificio e si evidenzia in pianta come una struttura indipendente; una seconda ala destra della Torre; a sinistra della Torre un’ala traversa e terrazzata risale al pieno ‘800. Queste informazioni riferite alla struttura di Villa Bonelli sono ancora parziali e ipotetiche e in attesa di conferme.

Frequentata dalla famiglia fino ai primi del Novecento e spesso aperta al pubblico, fu lentamente e progressivamente abbandonata. Nel biennio 43-45 la villa fu requisita ed occupata da militari inglesi acquartierati a Barletta, da questo momento comincia la vera decadenza del manufatto, poiché la famiglia non fu in grado di sostenere l’onere di un restauro e la vendette quindi al comune di Barletta nel 1979. Dall’82 all’85 fu occupata da famiglie di sfrattati. In seguito il Comune murò le entrate dell’edificio destinando il giardino annesso a verde pubblico. Il giardino è stato restaurato nel giugno 2008 con nuovi impianti di illuminazione, rifacimento dei viali e dei vialetti, pulitura delle vasche e delle fontane, fruibilità delle ‘collinette’, ripristino della zona giochi per bambini.

Il giardino di Villa Bonelli è l’elemento che più la caratterizza. Nel corso del tempo il giardino ha subito numerosi danni, come la sostituzione e introduzione arbitraria di altre specie vegetali, la parziale distruzione della serra e la totale scomparsa delle piante da frutto, l’impoverimento degli arredi scultorei. Ad ogni modo il muro di cinta ne ha salvaguardato l’habitat e ha fatto sì che la villa rimanesse un luogo separato dal caos urbano.

Il giardino è compreso in un perimetro murario dalla pianta irregolare, quasi un rettangolo. L’edificio è posto circa a metà del lato lungo. L’unico accesso consentito al pubblico è la grande entrata monumentale su via Canosa, incassata a semicerchio nel muro di cinta e caratterizzata da alti pilastri ottagonali sormontati da mensole e fastigi in pietra bianca culminanti in pigne stilizzate.

Il viale che parte da questo ingresso, il principale, compie una curva irregolare verso sinistra e conduce all’ampio piazzale che precede la casa padronale al cui centro troneggia la monumentale fontana di Cerere. Dal viale si dipartono a destra e sinistra numerosi vialetti secondari. A destra troviamo la caratteristica costruzione detta “Pagliaia” alle cui spalle troviamo uno stretto vialetto che costeggia il muro di cinta e porta al grande piazzale della casa padronale. Tornati al viale incontriamo la fontana di Galata. Dalle spalle inizia un altro vialetto che raggiunge un parterre circolare da cui si diramano i cinque percorsi. Oggi ne resta il plinto di sostegno di una statua o di un busto. Dalla piazzola circolare si diparte anche un vialetto che porta alla zona “regolare” del giardino. Ne nasce un quadrivio adorno di tre busti su plinti, a partire dal quadrivio dei busti il vialetto si addentra nell’area riservata all’uso esclusivo della famiglia Bonelli e dei suoi ospiti. Il vialetto rettilineo che parte dal quadrivio termina in un’esedra neo-classica, divide la zona in due aree. A sinistra sul lato strada, altri vialetti rettilinei e curvi, mentre ai vertici dei lati corti sono in sito due semicolonne ottagonali su dado quadrato. Il lato destro coincide con il retro della casa padronale e qui troviamo la grande “fontana” di Flora.

Il giardino era servito da un pozzo le cui vicinanze si è scavata nel 1894 una vasca detta fontana dei mascheroni.

La “pagliaia” è visibile dal viale principale della villa ed è nascosta parzialmente da alberi e cespugli. Deve il suo nome alla presenza dei fasci di paglia che un tempo ne costituivano la copertura. È una costruzione cilindrica con copertura. È testimoniato che l’interno fosse arredato con un tavolo al centro del quale era collocata una statua in marmo; sulle pareti era infisso un sedile pensile. Il pavimento è in maiolica policroma. Sul soffitto una rosa dei venti in legno ottocentesca.

 

Le fontane sono tre e sono impreziosite da statue che rappresentano divinità pagane femminili. Una è posta lungo il viale principale d’ingresso e la statua con cui è adornata rappresenta Galata; una è posta nel piazzale che precede la casa patronale e la statua rappresenta Cerere; l’ultima è posta alle spalle del suddetto edificio e la sua statua rappresenta la divinità Flora. venisse usata come “peschiera”, vasche di raccolta da acqua diffusa nel territorio e utilizzate durante i periodi di siccità per abbeverare gli animali ma anche allevare pesci

d’acqua dolce.

 

 

BUSTO DI GIOVE

I busti collocati nel giardino sono oggi cinque. Originariamente sarebbero stati almeno otto. Essi presentano caratteristiche stilistiche comuni. I volti sono variamente atteggiati in pose drammatiche o ironiche. Due figure sono state interpretate rispettivamente come Giove e Minerva, un altro busto rappresenta un fauno. Gli altri due rappresentano un busto di anziano e un busto maschile.

LA SERRA

La villa Bonelli presenta alcuni elementi di arredo o funzionali in ferro. Tra questi spicca per importanza la serra. Purtroppo questa oggi è in un particolare stato di degrado. Proprio per via di questo degrado e per la sua collocazione, è scarsamente conosciuta e per nulla valorizzata. Si tratta di un raro superstite esempio pugliese di architettura in ferro. L’epoca in cui la serra è stata realizzata è incerta. La prima testimonianza è in una cartolina del 1905 che raffigura il retro della villa con la serra. La sua costruzione va quindi collocata fra il 1860 e il 1900, epoca della massima espansione dell’architettura in ferro. Oltre alla coltivazione di piante esotiche e da fiore, si ipotizza il suo uso per il ricovero di piante, anche da frutto, nei mesi invernali.

La casa patronale, organizzata su tre piani, si sviluppa su una pianta ad elle. Al pian terreno si trovano la sala da pranzo, la cucina ed altri locali di servizio, al secondo piano un ampio salone e le stanze di abitazione, all’ultimo piano gli alloggi della servitù. . Dal salone si raggiunge un grande balcone con vista sul prospetto posteriore della villa. Da questo lato si conserva ancora la tettoia che serviva per il ricovero delle carrozze e dei cavalli, con l’ingresso alle stalle e l’accesso di servizio alla casa. Sul prospetto principale si affaccia una grande loggia alla quale si accede dal salone al primo piano superiore, decorato con ampie specchiature dai tenui colori pastello, al centro dei quali appaiono piccole figure femminili, danzatrici, panoplie, ognuno riquadrato da cornici con delicati motivi decorativi geometrici. Allo stesso modo sono decorate le restanti stanze, alcune delle quali ospitano scene di rievocazione storica, come la celebre Disfida di Barletta.
Gli strettissimi legami, non solo iconografici, tra le raffinate decorazioni pittoriche (quelle del salone eseguite a tempera su carta) e gli affreschi pompeiani (alcune danzatrici sono direttamente ispirate alle Menadi danzanti della villa di Cicerone, conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto), e la qualità dell’esecuzione consentono di ipotizzare che autore del programma decorativo potrebbe essere stato un illustre barlettano, Geremia di Scanno (Barletta 1839 – Napoli 1907) .Grande cultore di arte antica, trascorse parte della sua esistenza nell’Amministrazione degli Scavi di Pompei con il compito di eseguire copie degli affreschi di cui pubblicò numerose riproduzioni , divenendo negli anni ’70 uno dei più affermati decoratori di interni in “stile “pompeiano”. Eseguì ad esempio le decorazioni per alcune sale dell’albergo Vesuvio a Napoli (distrutte nella seconda guerra mondiale), per il Museo Nazionale e la Sala consiliare del Municipio di Resina (oggi Ercolano). Fu chiamato anche all’estero a realizzare le decorazioni (Festa a Pompei) per una sala del Museo dell’Opéra a Parigi e, tra il 1888 e il 1891, ad affrescare alcuni ambienti dell’appartamento dell’Imperatrice Elisabetta d’Austria nell’Achilleion a Corfù.
La scarsa conoscenza di questo luogo, e soprattutto delle sue pitture, e la conseguente mancanza di tutela e valorizzazione, rischiano oggi che queste pregevolissime testimonianze artistiche scompaiano definitivamente. Il dibattito ancora aperto sulla possibile destinazione della villa non giustifica lo stato di abbandono a fronte del rischio che si sta correndo.

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